Su iniziativa del meetup Amici Beppe Grillo Crotone, si è svolta una conferenza sul tema della megafrana sottomarina a largo di Crotone. Sull’argomento è intervenuto il Professore Andrea Billi, dell’Istituto diGeologia Ambientale e Geoingegneria del CNR, coautore dello studio che circa tre anni fa ha messo in evidenza il fenomeno.

Si tratta di uno spostamento di circa 4 millimetri all’anno che vede una parte del territorio crotonese muoversi in direzione diversa rispetto al resto della Calabria. Le stazioni GPS hanno infatti documentato che mentre la nostra Regione procede verso Nord, Crotone sembra si stia muovendo verso est e quindi stia lentamente scivolando verso mare. Questo è dovuto al fatto che il territorio poggia su uno strato salinoche facilita lo scorrimento in quella direzione.

Nessun allarmismo però, il Prof. Billi infatti sostiene che questi studi possono essere soggetti a margini di errore che possono addirittura smentire tali risultati e che, anche se non vi fossero errori, il fenomeno si evolve così lentamente che gli effetti sarebbero tangibili solo su larghe scale temporali, come le migliaia di anni.

L’evento è stato anche un’occasione utile ai cittadini per porre alcune domande al geologo, che ha chiarito alcuni aspetti. In primo luogo, in attesa di futuri studi, allo stato attuale, in letteratura scientifica, non sono stati documentati casi di accelerazione di analoghi fenomeni a causa delle estrazioni di idrocarburi: condizioni simili sono presenti, per esempio, in molte zone del mondo, come nel Golfo del Messico oppure lungo le coste atlantiche del Brasile e dell’Africa tra Nigeria e Angola, dove eppure le estrazioni petrolifere sono massicce, ma senza aver determinato finora anomalie geologiche.

Inoltre, è stato chiarito che il fenomeno della subsidenza, essendo di natura diversa e questo si fortemente influenzato dall’estrazione di idrocarburi, non ha alcun legame con la megafrana. Tuttavia, il geologo lo ha sottolineato più volte che questi fenomeni aleggiano ancora in un tale alone di incertezza che sono indispensabili ulteriori studi di approfondimento e comprensione, ed è quindi necessario predisporre un sistema di monitoraggio non solo per la megafrana, che potrebbe essere il fenomeno meno rilevante, ma soprattutto per il controllo del dissesto idrogeologico del territorio, cui la Calabria tutta è fortemente soggetta, e, in merito alle estrazioni di idrocarburi, per analizzare il fenomeno della subsidenza nel suo complesso, ovvero come risultato dell’azione contemporanea di più pozzi di estrazione, quando invece finora tale aspetto è stato tenuto in conto solo in riferimento agli effetti causati dal singolo pozzo, senza averne una visione di insieme.

In merito alla megafrana sottomarina, tra l’altro, Billi ha sottolineato che, con ogni probabilità, il CNR e l’INGV possano aver già installato altre centraline GPS per monitorarne l’evoluzione, ma i risultati potrebbero essere disponibili tra molti anni, visto la lenta dinamica del fenomeno.

Inoltre, poiché le problematiche geologiche del territorio coinvolgono anche altri aspetti più sensibili, come detto sia il dissesto idrogeologico che la subsidenza, è emerso, come risultato ultimo dell’interessante discussione, che le amministrazioni locali dovrebbero impegnarsi in prima persona per commissionare studi che analizzino il proprio territorio e i fenomeni geologici che lo interessano. In particolare, attraverso la tecnica dell’interferometria satellitare (InSar), oggi è possibile monitorare i processi geologici con costi abbastanza contenuti e con risultati eccellenti.

I Comuni e le Province possono coinvolgere, quindi, sia gli istituti geologici nazionali che i professionisti locali, o entrambi contemporaneamente, per dare vita ad un gruppo di lavoro che studi l’evoluzione geologica dei fenomeni specifici che interessano il proprio territorio: solo in questo caso sarà possibile comprendere e prevenire le criticità geologiche e idrogeologiche come anche gli effetti delle selvagge trivellazioni che insistono e persistono al largo delle nostre coste.

L’incertezza delle implicazioni che potrebbero verificarsi, l’anomalia secondo cui l’ENI, controllato che fa il controllore, è attualmente l’unica depositaria degli studi sugli effetti geologici delle estrazioni in mare, e la necessità di applicare il principio di precauzione ambientale in attesa di aggiuntivi studi, una volta di più ci inducono a respingere con forza le ulteriori concessioni di ricerca di idrocarburi in mare che nelle ultime settimane lo Stato ha autorizzato, insieme alle altre che si appresta a valutare.

Il video della conferenza.