Il 5 dicembre 2016, con decreto del Ministero dell’Ambiente, del Territorio e della Tutela del Mare, è stato sancito il giudizio negativo riguardo alla compatibilità ambientale del progetto di prospezione di idrocarburi da realizzarsi nel canale di Sicilia attraverso la tecnica dell’airgun.
Nel decreto si prende atto del parere della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale, la quale afferma che detta prospezione potrebbe avere degli impatti negativi sulle attività di pesca e di conseguenza causare possibili perdite di reddito alle marinerie coinvolte. La zona è considerata sensibile a causa della presenza di aree di riproduzione nei fondali e in mare aperto. Anche il Ministero dei Beni Culturali ha inteso condividere il parere della Commissione per la particolare intensità degli indotti negativi sugli aspetti identitari e tradizionali propri della cultura delle popolazioni costiere interessate, legati alle economie locali tipiche nel settore della pesca commerciale e del turismo.
Sono queste le argomentazioni che avremmo preferito poter leggere in relazione ai ben tre diversi progetti di prospezione al largo delle nostre coste che invece hanno avuto, seppur in condizioni del tutto simili quali sono quelle del Mediterraneo e delle sue popolazioni costiere, giudizi e pareri diametralmente opposti. Tali argomentazioni, inoltre, una volta di più ci persuadono sul rischio sia della fauna marina che popola le nostre acque sia delle attività ittiche ed economiche dei nostri pescatori, preoccupati non senza ragione dalle conseguenze che le prospezioni potrebbero causare.
Ci chiediamo infine se, a differenza di quella siciliana, la nostra classe politica, quella seduta nelle stanza dei bottoni, non abbia potuto fare di più per tutelare gli interessi del nostro territorio.

Come Movimento 5 Stelle, intanto, ci siamo attivati presso la Camera dei Deputati per mezzo del nostro portavoce Paolo Parentela per un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro dell’Ambiente in merito alla situazione della subsidenza nell’area di Crotone, ed in particolare di Capo Colonna, così come rilevata dai dati di monitoraggio dell’analisi altimetrica integrata CGPS, livellazioni e SAR eseguita dall’ENI nel periodo 2003-2013 e sull’opportunità di eseguire ulteriori e più approfonditi rilievi in relazione alla incessante attività di estrazione di idrocarburi che perdura ormai da decenni nel nostro territorio e che è comprovato inducano fenomeni di subsidenza.

Per quanto ci è possibile, noi continueremo a vigilare e a denunciare le innumerevoli contraddizioni alle quali, come cittadini, siamo costantemente sottoposti.